bulino
bulino [bu-lì-no] nome masch. (plur. bulini) [etimologia incerta: forse dal longobardo boro «succhiello», uno strumento che serviva per praticare piccoli fori, antenato del trapano]. [1] In arte è un utensile che serve per incidere a mano lastre di metalli teneri come il rame e l’argento oppure altri materiali come il cuoio; è formato da un’asticella metallica, di solito fatta in acciaio, molto affilata e che si può impugnare tramite un manico di legno: nel XVIII secolo si diffuse l’uso del bulino per realizzare incisioni e vedute, anche tratte da quadri famosi come quelli di Tiepolo e Canaletto; uno dei più celebri incisori a bulino fu Giovanni Battista Piranesi, che realizzò molte vedute di Roma. [2] È un utensile in pietra simile a uno scalpello, diffuso a partire dal paleolitico, realizzato scheggiando una pietra e togliendone alcune scaglie in modo da renderla affilata e adatta a incidere materiali teneri come legno, osso e corno oppure anche pietra più tenera: al museo sono esposti molti oggetti preistorici realizzati col bulino.

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